Eccomi di nuovo a scrivere su Camminando Scalzi. Questa volta, purtroppo, parliamo di Napoli. Di Napoli e delle ultime vergognose dichiarazioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Pare che abbia promesso di bloccare le demolizioni degli abusi edilizi fino alla fine del 2011. Abusi così gravi da essere rimasti tali dopo numerosi condoni edilizi, abusi fronteggiati da tutte le associazioni che difendono ambiente e cittadini... Abusi che non si meritano proprio nessun premio, anzi...
In una città che di illegalità sta morendo, ecco che chi dovrebbe guidare con l'esempio promette un po' di illegalità impunita!
A Napoli non c'è bisogno di "aiuti" del genere, e soprattutto a Napoli non c'è posto per le promesse di uomini corrotti. Napoli ha bisogno di persone che ri-insegnino a tutti i cittadini che legalità e impegno sono la chiave per una vera rinascita. Le amministrative sono una grande opportunità di cambiamento. Se non altro per dare un chiaro segnale di che cosa conta per i cittadini napoletani. Mi auguro che diventino la scintilla del cambiamento... Incrociamo le dita!
13 maggio 2011
Napoli: più illegalità per tutti!
26 aprile 2011
Guerre mute o mondo sordo?
Questa volta parliamo di guerre. Di quelle guerre di cui nessuno sa niente. Di quelle popolazioni che muoiono avvolte nel silenzio di un mondo che non vuole sentire. Un mondo che da quella violenza trae grandi guadagni, che ha interesse che quelle atrocità proseguano indisturbate. Un mondo che preferisce derubare in silenzio quelle aree ricche di materie prime, e gestire i propri affari senza che nessuno sappia. E intanto i media ci bombardano di informazioni relative ai conflitti famosi, quelli di serie A, quelli di cui si deve parlare eccome, quelli dove i Paesi che "esportano democrazia" si immolano per salvare chi soffre ed è dilaniato dalle atrocità di una guerra. Usando violenza e combattendo a sua volta, ma chi sene frega... Oppure sentiamo in continuazione parlare delle famose missioni di pace (un'orda di soldati armati porteranno davvero la pace dove si combatte ogni giorno???)... Ma delle trentuno guerre che dilaniano il Sud del Pianeta chi ne parla?
Bè, ne parlo io nel mio nuovo articolo per la blogzine Camminando Scalzi! Buona lettura!
Bè, ne parlo io nel mio nuovo articolo per la blogzine Camminando Scalzi! Buona lettura!
21 aprile 2011
La giornata della Terra
Venerdì 22 aprile in tutto il mondo si celebrerà la giornata della Terra. Che cosa significa?
Noi viviamo in un pianeta che ci regala la vita ogni giorno. Ci sostiene, ci aiuta e ci offre ciò che ci è necessario per sopravvivere. Come una mamma che si prende cura di noi. E che cosa riceve in cambio? Spesso mancanza di rispetto, distruzione, violenza.
Domani regaliamo al nostro Pianeta, alla nostra Madre Terra delle forme-pensiero amorevoli. Apriamo il nostro cuore e muoviamo una rete di pensieri positivi di gratitudine e amore. Per chi conosce tecniche di meditazione o viaggi sciamanici, e perché no, reiki a distanza, è il giorno giusto per usarle, ponendo l'intento di regalare energia positiva a chi ci accoglie ogni giorno. Ma basterà anche dedicare un minuto di consapevolezza, un attimo di riflessione al nostro Pianeta per collegarsi a tutto ciò che sta accadendo nel mondo contemporaneamente.
E' importante che ognuno di noi si renda conto che è dalle piccole cose che si può innescare il Cambiamento, quello con la C maiuscola... Il personale diventa globale se ogni individuo si rende conto che per prima cosa deve accadere qualcosa dentro di sé. Una semplice riflessione, un pensiero positivo e di amore regala al mondo qualcosa di speciale, soprattutto se quel singolo pensiero diventa il pensiero di tutto il Pianeta!
E che domani sia una splendida giornata per ognuno di voi...
Noi viviamo in un pianeta che ci regala la vita ogni giorno. Ci sostiene, ci aiuta e ci offre ciò che ci è necessario per sopravvivere. Come una mamma che si prende cura di noi. E che cosa riceve in cambio? Spesso mancanza di rispetto, distruzione, violenza.
Domani regaliamo al nostro Pianeta, alla nostra Madre Terra delle forme-pensiero amorevoli. Apriamo il nostro cuore e muoviamo una rete di pensieri positivi di gratitudine e amore. Per chi conosce tecniche di meditazione o viaggi sciamanici, e perché no, reiki a distanza, è il giorno giusto per usarle, ponendo l'intento di regalare energia positiva a chi ci accoglie ogni giorno. Ma basterà anche dedicare un minuto di consapevolezza, un attimo di riflessione al nostro Pianeta per collegarsi a tutto ciò che sta accadendo nel mondo contemporaneamente.
E' importante che ognuno di noi si renda conto che è dalle piccole cose che si può innescare il Cambiamento, quello con la C maiuscola... Il personale diventa globale se ogni individuo si rende conto che per prima cosa deve accadere qualcosa dentro di sé. Una semplice riflessione, un pensiero positivo e di amore regala al mondo qualcosa di speciale, soprattutto se quel singolo pensiero diventa il pensiero di tutto il Pianeta!
E che domani sia una splendida giornata per ognuno di voi...
7 aprile 2011
Addio Metrò del Mare
Siamo alle solite. Quando si parla di investire sul Sud d'Italia, quando si dichiara che il turismo deve diventare una risorsa reale delle economie delle Regioni meridionali, quando si pianifica una crescita nel tempo grazie ad interventi programmati ed efficaci, probabilmente si tratta della solita barzelletta raccontata da 150 anni agli italiani.
Nel 2000 in Campania è stato istituito un servizio chiamato Metrò del Mare. Una serie di collegamenti via mare a servizio di pendolari e turisti che aveva l'obiettivo di collegare in modo rapido le fantastiche e svariate località della costa campana, smaltendo così anche il sempre congestionato traffico automobilistico che, soprattutto nei mesi estivi, rende difficoltosi gli spostamenti, demoralizzando anche i turisti più volenterosi.
Tutti i porticcioli più o meno grandi delle località previste come tappe degli aliscafi, sono stati, nel corso di questi anni, potenziati e resi adatti all'attracco delle grandi navi per il trasporto dei passeggeri. Il traffico automobilistico è diminuito, il turismo è aumentato, gli stranieri hanno ricominciato a fare capolino nelle località più isolate e quasi dimenticate. Insomma un successo.
E che cosa si fa a 11 anni di distanza dalla creazione di questo formidabile servizio? Si elimina. Fine della storia.
I numerosi tagli apportati alla Regione Campania, si ripercuotono sui trasporti e sul turismo. Non si tratta di una cattiva gestione dei fondi, spiegano gli assessori regionali ai Trasporti e al Turismo, è reale mancanza di soldi da investire in questo progetto. E dunque dopo una parentesi di civiltà, si ripiomba nella disorganizzazione e nel caos. E località come Velia, Paestum, Oplonti, Cuma, Baia, Ercolano, Pompei, Palinuro, Capri, Acciaroli, ritorneranno nel dimenticatoio dei posti irragiungibili.
Parliamo di risorse eccezionali, posti incantevoli che andrebbero rivalutati e che dovrebbero costituire uno dei punti di forza del turismo in Italia. Risorse che appartengono a quel Sud con mille problemi che, per una volta, stava cercando di risollevarsi in modo straordinario. E invece stop, chiusi i rubinetti e chi se ne frega.
Nel 2000 in Campania è stato istituito un servizio chiamato Metrò del Mare. Una serie di collegamenti via mare a servizio di pendolari e turisti che aveva l'obiettivo di collegare in modo rapido le fantastiche e svariate località della costa campana, smaltendo così anche il sempre congestionato traffico automobilistico che, soprattutto nei mesi estivi, rende difficoltosi gli spostamenti, demoralizzando anche i turisti più volenterosi.
Tutti i porticcioli più o meno grandi delle località previste come tappe degli aliscafi, sono stati, nel corso di questi anni, potenziati e resi adatti all'attracco delle grandi navi per il trasporto dei passeggeri. Il traffico automobilistico è diminuito, il turismo è aumentato, gli stranieri hanno ricominciato a fare capolino nelle località più isolate e quasi dimenticate. Insomma un successo.
E che cosa si fa a 11 anni di distanza dalla creazione di questo formidabile servizio? Si elimina. Fine della storia.
I numerosi tagli apportati alla Regione Campania, si ripercuotono sui trasporti e sul turismo. Non si tratta di una cattiva gestione dei fondi, spiegano gli assessori regionali ai Trasporti e al Turismo, è reale mancanza di soldi da investire in questo progetto. E dunque dopo una parentesi di civiltà, si ripiomba nella disorganizzazione e nel caos. E località come Velia, Paestum, Oplonti, Cuma, Baia, Ercolano, Pompei, Palinuro, Capri, Acciaroli, ritorneranno nel dimenticatoio dei posti irragiungibili.
Parliamo di risorse eccezionali, posti incantevoli che andrebbero rivalutati e che dovrebbero costituire uno dei punti di forza del turismo in Italia. Risorse che appartengono a quel Sud con mille problemi che, per una volta, stava cercando di risollevarsi in modo straordinario. E invece stop, chiusi i rubinetti e chi se ne frega.
1 aprile 2011
Allattamento naturale: suggerimento n°8
Mi sembra doveroso dedicare un post sull'allattamento all'alimentazione che una neo mamma dovrebbe seguire durante questo splendido periodo della sua vita.
Per prima cosa voglio sfatare tutte le cose che si dicono su alimenti sì e alimenti no: non c'è niente che una donna che allatta deve evitare drasticamente perché fa male al proprio bimbo, e, allo stesso modo non esistono alimenti che "fanno latte", come dicevano le nostre mamme.
La regola è semplicemente seguire il buon senso. No assoluto a droghe, fumo e superalcolici, per il resto un'alimentazione varia, equilibrata e ricca di liquidi è ciò che vi aiuterà ad affrontare un periodo impegnativo ed intenso.
Dunque lasciate perdere chi vi dice che i legumi fanno venire le colichette, che gli asparagi rendono il latte amaro, che la birra fa latte e chi più ne ha più ne metta.
Partiamo dal sapore del latte materno legato agli alimenti "amari" che consumate. E' vero, il latte modifica il proprio sapore in base a ciò che mangiate; ma non è un bene che i bimbi si abituino ai diversi sapori, anche se apparentemente amari? Tanto quando li svezzerete volendo o nolendo impareranno a mangiare un po' di tutto.
Partiamo dal sapore del latte materno legato agli alimenti "amari" che consumate. E' vero, il latte modifica il proprio sapore in base a ciò che mangiate; ma non è un bene che i bimbi si abituino ai diversi sapori, anche se apparentemente amari? Tanto quando li svezzerete volendo o nolendo impareranno a mangiare un po' di tutto.
Per il resto gli accorgimenti sono davvero elementari: bevete tanta acqua, consumate tisane (dicono che quella al finocchio sia perfetta per chi allatta), terminate il pasto con una sana tazza di brodo vegetale. Cercate di non esagerare con dolci, insaccati e cibi fritti e super conditi; prediligete verdure e insalate; mangiate tanta frutta.
E poi prestate attenzione ai vostri bimbi: non esiste un alimento che in assoluto fa male a tutti i bimbi del mondo. Può tuttavia esistere qualcosa a cui i vostri bambini sono intolleranti e che può provocare mal di pancia. Basta osservarli e collegare il loro malessere al pasto consumato nella giornata. Se i doloretti si ripetono ogni volta che mangiate quel determinato alimento allora provate a sospenderlo.
Limitate la caffeina e la teina, riducete anche il consumo di cibi piccanti e speziati, concedetevi un bel bicchiere di vino ogni tanto ma senza esagerare... Fate un po' di attività fisica leggera, basta una lunga passeggiata al giorno o, per chi può, una bella nuotata (magari con il proprio bimbo in una piscina attrezzata).
Insomma conducete una vita sana e tutto andrà per il meglio senza troppe rinunce!
Limitate la caffeina e la teina, riducete anche il consumo di cibi piccanti e speziati, concedetevi un bel bicchiere di vino ogni tanto ma senza esagerare... Fate un po' di attività fisica leggera, basta una lunga passeggiata al giorno o, per chi può, una bella nuotata (magari con il proprio bimbo in una piscina attrezzata).
Insomma conducete una vita sana e tutto andrà per il meglio senza troppe rinunce!
Per concludere voglio consigliarvi di evitare di seguire diete ipocaloriche mentre allattate. Vi assicuro che siete bellissime come lo sono tutte le mamme nel periodo dell'allattamento... Forse un po' stanche ma solari e radiose. Non è il momento di pensare alla linea. Non appena il vostro cucciolo deciderà di abbandonare la sua tanto amata tetta, il vostro corpo ritornerà alla normalità, perderete spontaneamente i chiletti di troppo e, se così non fosse, potrete fare tutte le diete che volete!
29 marzo 2011
Il meglio per mia figlia
Può una mamma incassare somme fino a ventimila euro per le prestazioni sessuali di sua figlia minorenne ai festini di Mr Bunga Bunga ad Arcore?
Purtroppo la risposta è sì. E' accaduto a Casoria, la signora Anna Palumbo, mamma della più nota Noemi Letizia, la ragazza, per intenderci, che ha regalato al nostro presidente del consiglio il simpatico nomignolo di papi e che ha avuto l'onore della sua presenza alla sua festa di diciotto anni. Una costante frequentatrice del Premier e delle sue rinomate feste, ovviamente quando era minorenne.
La signora Palumbo era di certo consapevole del perché di quei generosi regali, eppure li ha accettati. E magari è tuttora convinta di aver agito per il bene di sua figlia.
Mi chiedo come in Italia possa cambiare la mentalità della "mignottocrazia" e come si possa tornare ai vecchi e così attuali valori del merito, della cultura e dell'impegno se una mamma arriva a vendere la sua bambina al miglior offerente, se il fatto che una figlia minorenne si prostituisca (perché la parola escort altro non è che una versione chic della vecchia puttana, scusatemi la volgarità ma rende l'idea), non sconvolga più nessun genitore, ma anzi li renda orgogliosi perché il pappone di turno è un uomo ricco e potente. Un uomo capace di cambiare la vita di intere famiglie, grazie a regali, soldi, "meritatissimi" ruoli pubblici nelle Istituzioni italiane; un uomo che dovrebbe essere d'esempio e dovrebbe incentivare la formazione dei giovani talenti di questa nazione ormai allo sbando, dovrebbe battersi per la meritocrazia, quella vera, dovrebbe limitare la fuga vergognosa dei cervelli dall'Italia, dovrebbe dare a tutti la possibilità di esprimersi e di costruirsi una vita dignitosa. E invece trascorre le sue serate con amici e minorenni e premia tutte le partecipanti, nei modi più svariati, fino al paradosso di farne delle ministre, vantandosene anche.
Su Camminando Scalzi potete leggere il mio nuovo articolo. Parlo di questo, delle giovani escort, delle loro mamme e di mr Bunga Bunga. Buona lettura!
Purtroppo la risposta è sì. E' accaduto a Casoria, la signora Anna Palumbo, mamma della più nota Noemi Letizia, la ragazza, per intenderci, che ha regalato al nostro presidente del consiglio il simpatico nomignolo di papi e che ha avuto l'onore della sua presenza alla sua festa di diciotto anni. Una costante frequentatrice del Premier e delle sue rinomate feste, ovviamente quando era minorenne.
La signora Palumbo era di certo consapevole del perché di quei generosi regali, eppure li ha accettati. E magari è tuttora convinta di aver agito per il bene di sua figlia.
Mi chiedo come in Italia possa cambiare la mentalità della "mignottocrazia" e come si possa tornare ai vecchi e così attuali valori del merito, della cultura e dell'impegno se una mamma arriva a vendere la sua bambina al miglior offerente, se il fatto che una figlia minorenne si prostituisca (perché la parola escort altro non è che una versione chic della vecchia puttana, scusatemi la volgarità ma rende l'idea), non sconvolga più nessun genitore, ma anzi li renda orgogliosi perché il pappone di turno è un uomo ricco e potente. Un uomo capace di cambiare la vita di intere famiglie, grazie a regali, soldi, "meritatissimi" ruoli pubblici nelle Istituzioni italiane; un uomo che dovrebbe essere d'esempio e dovrebbe incentivare la formazione dei giovani talenti di questa nazione ormai allo sbando, dovrebbe battersi per la meritocrazia, quella vera, dovrebbe limitare la fuga vergognosa dei cervelli dall'Italia, dovrebbe dare a tutti la possibilità di esprimersi e di costruirsi una vita dignitosa. E invece trascorre le sue serate con amici e minorenni e premia tutte le partecipanti, nei modi più svariati, fino al paradosso di farne delle ministre, vantandosene anche.
Su Camminando Scalzi potete leggere il mio nuovo articolo. Parlo di questo, delle giovani escort, delle loro mamme e di mr Bunga Bunga. Buona lettura!
19 marzo 2011
La Corte dei Diritti dell'Uomo asservita al Bunga Bunga
Voglio raccontarvi una cosa che mi è capitata esattamente un anno fa.
In uno dei più rinomati ospedali ostetrici e pediatrici di Milano, mentre ero in sala parto e stava per nascere mio figlio, ho individuato, sulla parete accanto a me, un crocifisso. Io sono italiana ma non sono cattolica. D'istinto stavo per chiedere di toglierlo perché quell'immagine disturbava l'intensità di ciò che mi stava accadendo in un momento così speciale per la vita di ogni donna, di qualunque fede religiosa. Avrei voluto davvero discutere, litigare se necessario, far valere i miei diritti di donna libera e di cittadina di uno stato (sulla carta) laico. Invece quel simbolo mi è stato imposto e, data la particolarità della situazione, ho deciso di evitare polemiche. E così è nato mio figlio e in tutte le foto ricordo scattate quel giorno, insieme a me, al mio compagno e a quella piccola creatura indifesa compare qualcosa che non mi appartiene e che, anzi, mi crea disagio.
Vi ho raccontato questa storia perché è notizia di ieri l'assurda sentenza della Corte Europea di Strasburgo che ha sancito che esporre il crocifisso nei luoghi pubblici in Italia, non viola i diritti di nessun uomo, né limita la libertà religiosa dei non cattolici.
E' triste constatare che chi dovrebbe difenderci, indipendentemente dalla nostra fede religiosa, dalla nostra etnia o tendenza sessuale, chi dovrebbe essere super partes, si schiera palesemente con un modo di pensare dilagante in questo momento storico nel nostro Paese, un approccio prepotente che si arroga il diritto di decidere al posto nostro quale sia la nostra identità, quello in cui dovremmo riconoscerci, ciò che dovrebbe essere giusto credere o non credere.
E così a 150 anni dall'unità d'Italia, il Vaticano vince la sue ennesima battaglia, conquistandosi il diritto di esporre liberamente nel nostro Paese un simbolo che altro non è che un'immagine religiosa di chiaro stampo cattolico.
Più volte mi sono sentita dire: ma che fastidio ti da? Sei italiana, no? Fa parte della nostra identità...
Cercherò di spiegarvelo una volta per tutte. Per me il crocifisso è un'immagine di morte. Per me su quelle croci hanno ucciso tanti uomini, colpevoli o innocenti che fossero. Per me quel simbolo sancisce e giustifica la pena di morte, mi ricorda il dolore di persone uccise in modo così atroce. E' come esporre una ghigliottina, una donna che sta per essere lapidata, un patibolo con tanto di cappio o un plotone pronto a sparare. Al di là della fede religiosa e dell'essere cristiani, Gesù è un personaggio che appartiene alla nostra storia e che ha impiegato tutta la sua breve esistenza a diffondere un messaggio d'amore e di pace. Io trovo quantomeno bizzarro che sia ricordato con un simbolo strettamente legato alla morte, sua e di altri uomini, al dolore e alla sofferenza di tutte quelle povere anime che lui così tanto amava.
Quello che io vorrei sapere è se è giusto, secondo la Grande Camera, che chi non si identifica nella chiesa cattolica, sia costretto a vivere queste sensazioni dolorose e questi disagi. Vorrei sapere se non è questa una limitazione dei diritti di chi, in quel crocifisso, non riconosce proprio un bel niente, pur essendo italiana. Vorrei sapere, ancora, se sia giusto, in un paese che si dice civile, imporre a chi appartiene ad altre fedi religiose e a chi non è italiano un simbolo che non appartiene alla nostra identità nazionale ma serve solo a ricordarci in ogni momento che l'Italia non è affatto un Paese laico, ma solo un burattino mosso dai fili del Vaticano.
Forse bisognerebbe, ancora una volta, chiedere al signor Bunga Bunga, come ha fatto ad entrare nelle grazie dei signori di Strasburgo, che, a sorpresa, hanno capovolto una prima sentenza che sembrava dovesse essere oramai definitiva. Una vittoria che probabilmente farà dimenticare al signor Ratzinger le marachelle del suo amichetto Silvio. D'altra parte, poverino, con i minorenni ci vanno i sacerdoti, perché non potrebbe farlo lui? In fondo sono belle bambine, ehm ehm donne, che cosa c'è di male a desiderarle e pagarle per prestazioni sessuali? Se poi ci scappa l'aiuto ad ottenere una meravigliosa e inaspettata vittoria, gli perdoniamo proprio, ma proprio tutto.
In uno dei più rinomati ospedali ostetrici e pediatrici di Milano, mentre ero in sala parto e stava per nascere mio figlio, ho individuato, sulla parete accanto a me, un crocifisso. Io sono italiana ma non sono cattolica. D'istinto stavo per chiedere di toglierlo perché quell'immagine disturbava l'intensità di ciò che mi stava accadendo in un momento così speciale per la vita di ogni donna, di qualunque fede religiosa. Avrei voluto davvero discutere, litigare se necessario, far valere i miei diritti di donna libera e di cittadina di uno stato (sulla carta) laico. Invece quel simbolo mi è stato imposto e, data la particolarità della situazione, ho deciso di evitare polemiche. E così è nato mio figlio e in tutte le foto ricordo scattate quel giorno, insieme a me, al mio compagno e a quella piccola creatura indifesa compare qualcosa che non mi appartiene e che, anzi, mi crea disagio.
Vi ho raccontato questa storia perché è notizia di ieri l'assurda sentenza della Corte Europea di Strasburgo che ha sancito che esporre il crocifisso nei luoghi pubblici in Italia, non viola i diritti di nessun uomo, né limita la libertà religiosa dei non cattolici.
E' triste constatare che chi dovrebbe difenderci, indipendentemente dalla nostra fede religiosa, dalla nostra etnia o tendenza sessuale, chi dovrebbe essere super partes, si schiera palesemente con un modo di pensare dilagante in questo momento storico nel nostro Paese, un approccio prepotente che si arroga il diritto di decidere al posto nostro quale sia la nostra identità, quello in cui dovremmo riconoscerci, ciò che dovrebbe essere giusto credere o non credere.
E così a 150 anni dall'unità d'Italia, il Vaticano vince la sue ennesima battaglia, conquistandosi il diritto di esporre liberamente nel nostro Paese un simbolo che altro non è che un'immagine religiosa di chiaro stampo cattolico.
Più volte mi sono sentita dire: ma che fastidio ti da? Sei italiana, no? Fa parte della nostra identità...
Cercherò di spiegarvelo una volta per tutte. Per me il crocifisso è un'immagine di morte. Per me su quelle croci hanno ucciso tanti uomini, colpevoli o innocenti che fossero. Per me quel simbolo sancisce e giustifica la pena di morte, mi ricorda il dolore di persone uccise in modo così atroce. E' come esporre una ghigliottina, una donna che sta per essere lapidata, un patibolo con tanto di cappio o un plotone pronto a sparare. Al di là della fede religiosa e dell'essere cristiani, Gesù è un personaggio che appartiene alla nostra storia e che ha impiegato tutta la sua breve esistenza a diffondere un messaggio d'amore e di pace. Io trovo quantomeno bizzarro che sia ricordato con un simbolo strettamente legato alla morte, sua e di altri uomini, al dolore e alla sofferenza di tutte quelle povere anime che lui così tanto amava.
Quello che io vorrei sapere è se è giusto, secondo la Grande Camera, che chi non si identifica nella chiesa cattolica, sia costretto a vivere queste sensazioni dolorose e questi disagi. Vorrei sapere se non è questa una limitazione dei diritti di chi, in quel crocifisso, non riconosce proprio un bel niente, pur essendo italiana. Vorrei sapere, ancora, se sia giusto, in un paese che si dice civile, imporre a chi appartiene ad altre fedi religiose e a chi non è italiano un simbolo che non appartiene alla nostra identità nazionale ma serve solo a ricordarci in ogni momento che l'Italia non è affatto un Paese laico, ma solo un burattino mosso dai fili del Vaticano.
Forse bisognerebbe, ancora una volta, chiedere al signor Bunga Bunga, come ha fatto ad entrare nelle grazie dei signori di Strasburgo, che, a sorpresa, hanno capovolto una prima sentenza che sembrava dovesse essere oramai definitiva. Una vittoria che probabilmente farà dimenticare al signor Ratzinger le marachelle del suo amichetto Silvio. D'altra parte, poverino, con i minorenni ci vanno i sacerdoti, perché non potrebbe farlo lui? In fondo sono belle bambine, ehm ehm donne, che cosa c'è di male a desiderarle e pagarle per prestazioni sessuali? Se poi ci scappa l'aiuto ad ottenere una meravigliosa e inaspettata vittoria, gli perdoniamo proprio, ma proprio tutto.
8 marzo 2011
L'8 marzo e l'opportunità di essere donna
Oggi è la festa della donna, per molti ma non per tutti. Per me no.
Non c'è niente da festeggiare, niente da sbandierare al mondo, niente da dimostrare.
In questo giorno io non accetto auguri, né mimose. Accetterei volentieri dei segnali chiari che le cose in Italia e nel mondo stiano cambiando, a proposito delle difficoltà incontrate da ogni donna. Ma questo non accade, e invece ovunque si parla di come verrà trascorso un giorno come gli altri, un giorno in cui si preferisce parlare di donne scatenate in discoteca o in pizzeria, dimenticando che cosa significa davvero essere donna.
Donne violentate, donne costrette a lasciare il lavoro per crescere i propri figli, donne picchiate, donne sfruttate. Donne che, loro malgrado, devono rinunciare ai propri sogni per le regole rigide di questa società basata su chiari meccanismi maschili. Trasformarsi in uomini sembra essere l'unica soluzione per una vita dignitosa... Ecco il triste compromesso: rimanere donne e vivere la femminilità come verrebbe naturale ad ognuna di noi, oppure rinunciare. Convincersi di non desiderare figli, di non voler mettere la minigonna, di non aver bisogno di esprimere la propria sensibilità. Trasformarsi in donne-uomini dalle 12 ore di lavoro al giorno sembra davvero essere l'unico modo per sopravvivere...
Tutto ciò non ha senso. Ed è triste consapevolizzare che chi è controcorrente rimane inevitabilmente vittima dei meccanismi che vi ho descritto... Se decide di diventare mamma perde il lavoro, se mette la minigonna viene violentata ed è anche considerata colpevole, se non lavora come un uomo per tutto il giorno, dimenticandosi dei figli che hanno bisogno di lei, viene declassata e spesso licenziata.
In occasione dell'8 marzo ho scritto un nuovo articolo per Camminando Scalzi, parla di violenza. di pregiudizi, di luoghi comuni, di dolore. Parla di donne. Buona lettura!
Non c'è niente da festeggiare, niente da sbandierare al mondo, niente da dimostrare.
In questo giorno io non accetto auguri, né mimose. Accetterei volentieri dei segnali chiari che le cose in Italia e nel mondo stiano cambiando, a proposito delle difficoltà incontrate da ogni donna. Ma questo non accade, e invece ovunque si parla di come verrà trascorso un giorno come gli altri, un giorno in cui si preferisce parlare di donne scatenate in discoteca o in pizzeria, dimenticando che cosa significa davvero essere donna.
Donne violentate, donne costrette a lasciare il lavoro per crescere i propri figli, donne picchiate, donne sfruttate. Donne che, loro malgrado, devono rinunciare ai propri sogni per le regole rigide di questa società basata su chiari meccanismi maschili. Trasformarsi in uomini sembra essere l'unica soluzione per una vita dignitosa... Ecco il triste compromesso: rimanere donne e vivere la femminilità come verrebbe naturale ad ognuna di noi, oppure rinunciare. Convincersi di non desiderare figli, di non voler mettere la minigonna, di non aver bisogno di esprimere la propria sensibilità. Trasformarsi in donne-uomini dalle 12 ore di lavoro al giorno sembra davvero essere l'unico modo per sopravvivere...
Tutto ciò non ha senso. Ed è triste consapevolizzare che chi è controcorrente rimane inevitabilmente vittima dei meccanismi che vi ho descritto... Se decide di diventare mamma perde il lavoro, se mette la minigonna viene violentata ed è anche considerata colpevole, se non lavora come un uomo per tutto il giorno, dimenticandosi dei figli che hanno bisogno di lei, viene declassata e spesso licenziata.
In occasione dell'8 marzo ho scritto un nuovo articolo per Camminando Scalzi, parla di violenza. di pregiudizi, di luoghi comuni, di dolore. Parla di donne. Buona lettura!
2 marzo 2011
Basta basta basta
Proprio in questi giorni il vescovo della chiesa cattolica di Foligno, Arduino Bertoldo, ha dichiarato che le donne inducono in tentazione gli uomini facendoli cadere nel peccato e spingendoli alla violenza, e, dunque, fanno più vittime dei preti pedofili.
Insomma la sensualità, il modo di esprimere la propria femminilità, una gonna corta o una maglietta scollata sarebbero secondo quest'uomo la prima causa di comportamenti violenti maschili nei confronti delle donne.
Non ci sono parole per esprimere la bassezza di questa dichiarazione. E' una vergogna che esistano ancora persone capaci di svilire a tal punto la vera essenza femminile, e che queste persone facciano parte di un'organizzazione, la chiesa cattolica, che ancora si spaccia per "amorevole e cristiana". Che amore è? Che messaggio è?
Vogliamo svegliarci da questo sonno profondo in cui siamo precipitati e renderci conto che persone come il signor Bertoldo sono lontani anni luce dall'amore, dalla consapevolezza, dalla solidarietà e da tutte quelle belle parole che pronunciano in continuazione durante i loro sermoni?
Certo parlano di amore, e un attimo dopo ci dicono come DEVE essere l'amore giusto, come se ci fossero regole per amare... Condannano la violenza, ma poi precisano che noi donne faremmo meglio ad uscire di casa coperte dalla testa ai piedi perché si sa, se provochiamo poi induciamo al peccato. Come se gli uomini fossero dei mostri incapaci di controllare i loro impulsi sessuali.
Stiamo parlando dello stesso genio che poco tempo fa ha difeso Berlusconi nello scontro con Vendola.
Cito letteralmente:
Questo post probabilmente non risulterà equilibrato, e forse non sarà neanche tanto chiaro... Magari vi starete chiedendo dove voglio arrivare...
La verità è che non lo so neanche io, so solo che in me è forte la voglia di dire basta.
Basta con questo maschilismo, basta con l'ipocrisia dilagante, basta con queste dichiarazioni che offendono la vera essenza di ogni essere umano, che riducono le donne a oggetti e gli uomini ad animali vittime dei propri impulsi. Basta...
E' uno sfogo, sono parole di una persona che si indigna al solo pensiero che qualcuno esprima questi pensieri gretti e vergognosi e soprattutto che quel qualcuno venga ascoltato e magari si conquisti anche il plauso di una folla addormentata che ha smesso di pensare con la propria testa da chissà quanto tempo.
Basta. Svegliamoci e rendiamoci conto di che gente stiamo parlando. La stessa gente che violenta i bambini e poi magari dice che erano provocanti... Basta.
Insomma la sensualità, il modo di esprimere la propria femminilità, una gonna corta o una maglietta scollata sarebbero secondo quest'uomo la prima causa di comportamenti violenti maschili nei confronti delle donne.
Non ci sono parole per esprimere la bassezza di questa dichiarazione. E' una vergogna che esistano ancora persone capaci di svilire a tal punto la vera essenza femminile, e che queste persone facciano parte di un'organizzazione, la chiesa cattolica, che ancora si spaccia per "amorevole e cristiana". Che amore è? Che messaggio è?
Vogliamo svegliarci da questo sonno profondo in cui siamo precipitati e renderci conto che persone come il signor Bertoldo sono lontani anni luce dall'amore, dalla consapevolezza, dalla solidarietà e da tutte quelle belle parole che pronunciano in continuazione durante i loro sermoni?
Certo parlano di amore, e un attimo dopo ci dicono come DEVE essere l'amore giusto, come se ci fossero regole per amare... Condannano la violenza, ma poi precisano che noi donne faremmo meglio ad uscire di casa coperte dalla testa ai piedi perché si sa, se provochiamo poi induciamo al peccato. Come se gli uomini fossero dei mostri incapaci di controllare i loro impulsi sessuali.
Stiamo parlando dello stesso genio che poco tempo fa ha difeso Berlusconi nello scontro con Vendola.
Cito letteralmente:
Persone come questa rappresentano la comunità cattolica. Io mi vergognerei se fossi cattolica. Come mi vergogno di essere italiana perché mio malgrado sono rappresentata nel mondo dal nostro capo del governo. Ma questo è un altro discorso.
Vendola chiede a Berlusconi di cambiare stile di vita, ma lui si é guardato? Almeno Berlusconi nel peccato, non offende la regola naturale, segue la natura.Vendola offende sia il peccato che la natura e dunque sta messo molto, ma molto peggio e taccia.
Questo post probabilmente non risulterà equilibrato, e forse non sarà neanche tanto chiaro... Magari vi starete chiedendo dove voglio arrivare...
La verità è che non lo so neanche io, so solo che in me è forte la voglia di dire basta.
Basta con questo maschilismo, basta con l'ipocrisia dilagante, basta con queste dichiarazioni che offendono la vera essenza di ogni essere umano, che riducono le donne a oggetti e gli uomini ad animali vittime dei propri impulsi. Basta...
E' uno sfogo, sono parole di una persona che si indigna al solo pensiero che qualcuno esprima questi pensieri gretti e vergognosi e soprattutto che quel qualcuno venga ascoltato e magari si conquisti anche il plauso di una folla addormentata che ha smesso di pensare con la propria testa da chissà quanto tempo.
Basta. Svegliamoci e rendiamoci conto di che gente stiamo parlando. La stessa gente che violenta i bambini e poi magari dice che erano provocanti... Basta.
26 febbraio 2011
Allattamento naturale: suggerimento n°7
Allatto mio figlio da undici mesi e, lo ripeto spesso, è stata ed è tuttora un'esperienza meravigliosa.
Detto ciò voglio essere sincera con voi... Allattare non è una passeggiata e spesso si attraversano momenti davvero impegnativi.
Allattare significa crescere insieme al proprio bebè, diventare una mamma sempre più consapevole, donarsi completamente, intraprendere un percorso tanto gratificante quanto complesso e intenso.
In questi mesi ho incontrato tante difficoltà, ho attraversato momenti di stanchezza fisica e mentale, mi sono sentita almeno una volta: incapace, frustrata, prosciugata, giù di morale, disperata perché non sapevo che cosa fare, con tanta voglia di evadere... A volte i bimbi piangono senza fermarsi per notti intere, a volte non mangiano, a volte non vogliono attaccarsi, può capitare che rifiutino il seno, altre volte non fanno altro che chiederlo, succhiano per ore ininterrottamente... Ci sono giorni in cui ci sembra di non capire il nostro bambino che cosa vuole, giorni in cui ci sembra d'impazzire...
Ho imparato in questi mesi ad accettare la responsabilità di nutrire mio figlio, con tutte le conseguenze che questo comporta, nel bene e nel male. Ho imparato a lasciar andare lo stress, ho consapevolizzato che nessuno è perfetto e che ogni mamma può commettere degli errori e che mettercela tutta per dare il meglio al proprio bambino è senz'altro il giusto punto di partenza.
Ho capito che nessuna mamma può avere tutto sotto controllo, che bisogna vivere giorno dopo giorno il miracolo di un esserino che cresce, si dona alla vita, impara a capire i suoi bisogni e cerca di comunicarli alla sua mamma, il suo punto di riferimento in questa sua nuova avventura!
Ed eccomi dunque giunta al suggerimento di questo post: alle prime difficoltà non mollate... Molte donne piuttosto che parlarne con qualcuno si convincono di non essere capaci di nutrire il proprio bambino, si sentono sole, non hanno il giusto supporto dalle persone che le circondano e così decidono di smettere, imputando all'allattamento l'origine di quel profondo malessere.
Invece non bisogna chiudersi in se stesse, bisogna parlare, parlare e ancora parlare. Immediatamente si scopre di non essere sole ma di essere in compagnia praticamente di tutte le neo mamme al mondo, che, in modi diversi, stanno vivendo le stesse difficoltà.
Chiedete aiuto e assistenza a chi può offrirvela. Un'amica che ha allattato, il papà che non aspetta altro che rendersi utile, le ostetriche dell'ospedale dove avete partorito, il personale del consultorio dove pesate il vostro bimbo. Cercate un mentore, una persona capace di tranquillizzarvi, qualcuno di cui vi fidate, qualunque esso sia. Anche me se vi va!
L'importante è non sentirsi stupide, non pensare che le proprie sensazioni siano il delirio di una persona debole e stanca; mai sminuirsi, accettare piuttosto le difficoltà e andare avanti, magari ridendoci su grazie alle parole di qualcuno che ci è già passato!!
Detto ciò voglio essere sincera con voi... Allattare non è una passeggiata e spesso si attraversano momenti davvero impegnativi.
Allattare significa crescere insieme al proprio bebè, diventare una mamma sempre più consapevole, donarsi completamente, intraprendere un percorso tanto gratificante quanto complesso e intenso.
In questi mesi ho incontrato tante difficoltà, ho attraversato momenti di stanchezza fisica e mentale, mi sono sentita almeno una volta: incapace, frustrata, prosciugata, giù di morale, disperata perché non sapevo che cosa fare, con tanta voglia di evadere... A volte i bimbi piangono senza fermarsi per notti intere, a volte non mangiano, a volte non vogliono attaccarsi, può capitare che rifiutino il seno, altre volte non fanno altro che chiederlo, succhiano per ore ininterrottamente... Ci sono giorni in cui ci sembra di non capire il nostro bambino che cosa vuole, giorni in cui ci sembra d'impazzire...
Ho imparato in questi mesi ad accettare la responsabilità di nutrire mio figlio, con tutte le conseguenze che questo comporta, nel bene e nel male. Ho imparato a lasciar andare lo stress, ho consapevolizzato che nessuno è perfetto e che ogni mamma può commettere degli errori e che mettercela tutta per dare il meglio al proprio bambino è senz'altro il giusto punto di partenza.
Ho capito che nessuna mamma può avere tutto sotto controllo, che bisogna vivere giorno dopo giorno il miracolo di un esserino che cresce, si dona alla vita, impara a capire i suoi bisogni e cerca di comunicarli alla sua mamma, il suo punto di riferimento in questa sua nuova avventura!
Ed eccomi dunque giunta al suggerimento di questo post: alle prime difficoltà non mollate... Molte donne piuttosto che parlarne con qualcuno si convincono di non essere capaci di nutrire il proprio bambino, si sentono sole, non hanno il giusto supporto dalle persone che le circondano e così decidono di smettere, imputando all'allattamento l'origine di quel profondo malessere.
Invece non bisogna chiudersi in se stesse, bisogna parlare, parlare e ancora parlare. Immediatamente si scopre di non essere sole ma di essere in compagnia praticamente di tutte le neo mamme al mondo, che, in modi diversi, stanno vivendo le stesse difficoltà.
Chiedete aiuto e assistenza a chi può offrirvela. Un'amica che ha allattato, il papà che non aspetta altro che rendersi utile, le ostetriche dell'ospedale dove avete partorito, il personale del consultorio dove pesate il vostro bimbo. Cercate un mentore, una persona capace di tranquillizzarvi, qualcuno di cui vi fidate, qualunque esso sia. Anche me se vi va!
L'importante è non sentirsi stupide, non pensare che le proprie sensazioni siano il delirio di una persona debole e stanca; mai sminuirsi, accettare piuttosto le difficoltà e andare avanti, magari ridendoci su grazie alle parole di qualcuno che ci è già passato!!
24 febbraio 2011
Tutta colpa degli architetti
Continua la mia collaborazione con la blog-zine Camminando Scalzi.
Il mio nuovo articolo parla delle difficoltà incontrate da noi poveri architetti nel complicato, e spesso sconosciuto, processo che è la progettazione edilizia... Strapazzati tra committenza, normative, tempistiche impossibili da rispettare, imprese e imprevisti di cantiere, spesso gli architetti sono costretti, loro malgrado, ad accettare compromessi, a rinunciare alle loro idee, a modificare mille volte il proprio progetto. Tutto questo a scapito della qualità progettuale che, in Italia, è quasi un'utopia.
Architettura sostenibile, città a misura d'uomo, risparmio energetico, tutti concetti che non trovano applicazione nel complicato mondo dell'edilizia italiana, sottomessa, il più delle volte, alla triste legge della speculazione che ha come primo obiettivo arricchire gli imprenditori di turno...
Certo, non tutti gli architetti sono esenti ma colpe, ma, credetemi, molti di noi vorrebbero poter produrre opere di qualità migliore, se non altro per la passione e l'amore che abbiamo per l'architettura e, perché no, per ottenere riconoscimenti e pubblicazioni. Ma per lavorare bisogna tristemente piegarsi alla legge del soldo e al magna magna generale e dilagante nel mondo dell'edilizia.
Il mio nuovo articolo parla delle difficoltà incontrate da noi poveri architetti nel complicato, e spesso sconosciuto, processo che è la progettazione edilizia... Strapazzati tra committenza, normative, tempistiche impossibili da rispettare, imprese e imprevisti di cantiere, spesso gli architetti sono costretti, loro malgrado, ad accettare compromessi, a rinunciare alle loro idee, a modificare mille volte il proprio progetto. Tutto questo a scapito della qualità progettuale che, in Italia, è quasi un'utopia.
Architettura sostenibile, città a misura d'uomo, risparmio energetico, tutti concetti che non trovano applicazione nel complicato mondo dell'edilizia italiana, sottomessa, il più delle volte, alla triste legge della speculazione che ha come primo obiettivo arricchire gli imprenditori di turno...
Certo, non tutti gli architetti sono esenti ma colpe, ma, credetemi, molti di noi vorrebbero poter produrre opere di qualità migliore, se non altro per la passione e l'amore che abbiamo per l'architettura e, perché no, per ottenere riconoscimenti e pubblicazioni. Ma per lavorare bisogna tristemente piegarsi alla legge del soldo e al magna magna generale e dilagante nel mondo dell'edilizia.
14 febbraio 2011
Sbattezzarsi per dire basta
Rimango sempre stupita quando leggo e ascolto notizie relative a tutte le assurdità che il signor Ratzinger continua a dire durante i suoi discorsi domenicali.
Insomma amore cristiano, apertura verso il prossimo, accoglienza di popolazioni ed etnie straniere...
Cito le sue parole:
Insomma ai miei occhi (e spero non solo ai miei...) l'ipocrisia regna sovrana. Siamo difronte a qualcuno che non ha niente di neppur lontanamente simile alla spiritualità e all'amore cristiano (in nome del quale opera tutte le sue bassezze).
Gesù, a prescindere dalle strumentalizzazioni cattoliche, è un esempio documentato, di un uomo che ha davvero dedicato la sua vita alla diffusione del suo messaggio di amore.
Gesù non ha niente a che vedere con chi, mascherandosi da falsa guida spirituale, non fa altro che accumulare proseliti in nome dei quali può liberamente operare le sue malvagità e i suoi giochi di potere.
Insomma amore cristiano, apertura verso il prossimo, accoglienza di popolazioni ed etnie straniere...
Cito le sue parole:
"Davanti a questa esigenza, ad esempio, il pietoso caso dei quattro bambini Rom, morti la scorsa settimana alla periferia di questa città, nella loro baracca bruciata, impone di domandarci se una società più solidale e fraterna, più coerente nell'amore, cioè più cristiana, non avrebbe potuto evitare tale tragico fatto. E questa domanda vale per tanti altri avvenimenti dolorosi, piu' o meno noti, che avvengono quotidianamente nelle nostre citta' e nei nostri paesi"Se queste stesse parole fossero state pronunciate da qualcun altro le avrei senz'altro accettate come un inno all'amore e alla fratellanza e avrei considerato quella persona un uomo quantomeno proteso verso una società migliore. Ma le ha pronunciate chi, con la stessa apparente pietà, ha perdonato i numerosi preti pedofili, ha condannato alle malattie più gravi intere popolazioni col divieto di usare i condoms, si è opposto all'introduzione dell'ora di educazione sessuale nelle scuole italiane, preferendo l'ignoranza facile da manipolare alla conoscenza che potrebbe aiutare a vincere tanti pregiudizi e tante perversioni. Quell'uomo dedica interi sermoni a far finta di dar voce alle popolazioni vinte dalla fame e dalla povertà, incitando alla generosità e all'aiuto materiale, quando riuscirebbe a sfamare l'intera Africa semplicemente vendendo i suoi gioielli e rinunciando a tutti i privilegi che ottiene un uomo diventando capo della chiesa.
Insomma ai miei occhi (e spero non solo ai miei...) l'ipocrisia regna sovrana. Siamo difronte a qualcuno che non ha niente di neppur lontanamente simile alla spiritualità e all'amore cristiano (in nome del quale opera tutte le sue bassezze).
Gesù, a prescindere dalle strumentalizzazioni cattoliche, è un esempio documentato, di un uomo che ha davvero dedicato la sua vita alla diffusione del suo messaggio di amore.
Gesù non ha niente a che vedere con chi, mascherandosi da falsa guida spirituale, non fa altro che accumulare proseliti in nome dei quali può liberamente operare le sue malvagità e i suoi giochi di potere.
Non sono cattolica e non cerco certo di nasconderlo come avrete notato.
Anzi sono orgogliosa di non far più parte dell'esercito di quelle persone, in nome delle quali, continuano ad essere operate le cose più terribili. Ho scelto lo sbattezzo, pratica che volutamente viene tenuta nascosta, e di cui nessuno conosce l'esistenza, anche chi non si riconosce più in una chiesa che vive delle stesse dinamiche di uno stato affamato di potere e di ricchezza e che nasconde per interessi propri i più terribili e i più vergognosi crimini, come la pedofilia, dilagante in un mondo che dovrebbe accogliere invece di violentare gli esseri più indifesi che esistano, i nostri bambini.
Anzi sono orgogliosa di non far più parte dell'esercito di quelle persone, in nome delle quali, continuano ad essere operate le cose più terribili. Ho scelto lo sbattezzo, pratica che volutamente viene tenuta nascosta, e di cui nessuno conosce l'esistenza, anche chi non si riconosce più in una chiesa che vive delle stesse dinamiche di uno stato affamato di potere e di ricchezza e che nasconde per interessi propri i più terribili e i più vergognosi crimini, come la pedofilia, dilagante in un mondo che dovrebbe accogliere invece di violentare gli esseri più indifesi che esistano, i nostri bambini.
Sbattezzarsi è un atto consapevole che serve a dire basta. Sono una donna libera da condizionamenti imposti da millenni, libera di pensare con la mia testa, libera di donare amore e aiuto in modo consapevole, perché per essere amorevoli, per prestare servizio disinteressato a chi ne ha davvero bisogno, per donare, come si dona senza voler niente in cambio, vi assicuro che non si deve essere cattolici. E' una cosa che viene dal cuore e non c'è bisogno di nessuno che si arroghi il diritto, e paradossalmente anche il dovere, di dirci come si fa. Ognuno di noi conosce l'amore perché lo ha dentro di sé, nella propria parte più intima e profonda. Bisognerebbe solo imparare ad ascoltare se stessi invece di nascondersi dietro le parole di qualcun altro, soprattutto se quel qualcuno dice di possedere la Verità Assoluta.
Allattamento naturale: suggerimento n°6
Ricordatevi che i bambini non crescono perché mangiano, ma mangiano perché crescono...
Quindi non spaventatevi se non sono costanti nell'alimentarsi, loro sanno autoregolarsi. In certi momenti mangiano poco, in altri non fanno altro che succhiare! E' del tutto normale, fa parte del loro processo di crescita.
Ci sono poi dei periodi che durano da qualche giorno ad una settimana in cui sono affamatissimi e voraci e vi chiedono in continuazione di attaccarsi al seno sia di giorno che di notte. Si tratta dei cosiddetti scatti di crescita, momenti in cui i bimbi danno il segnale all'organismo della mamma che stanno crescendo e hanno bisogno che il latte materno si modifichi sia nella composizione sia nella quantità prodotta... Assecondateli nelle loro richieste ed in pochi giorni tutto ritornerà alla normalità, il latte della mamma sarà pronto per le nuove esigenze dei piccoli! In genere questi periodi si verificano intorno alle 2-3 settimane di vita, intorno alle 6 settimane ed intorno ai 3 mesi. Ce ne sono poi altri al sesto mese e all'ottavo, ma spesso si notano meno.
Essere a conoscenza della loro esistenza vi aiuterà senza dubbio ad affrontare lo stress e la stanchezza tipici di quei giorni, evitando il panico e la preoccupazione di chi all'improvviso crede di non aver più latte o di non essere in grado di saziare il proprio bebè. Ripetetevi che va tutto bene e che presto il vostro bambino ritornerà quello di una volta!
13 febbraio 2011
Nuova collaborazione con Camminandoscalzi.it
Da oggi è iniziata la mia collaborazione con la blog-zine Camminando Scalzi.
Una rivista on-line nata con l'intento, finora pienamente rispettato, di dar voce libera e indipendente a chiunque volesse dire la sua.
Il mio primo articolo ha aperto la rubrica (Pre)cari amici, uno sguardo sulla triste situazione del lavoro precario nel nostro Paese, per dare la possibilità a tutti, giovani e meno giovani, di denunciare ogni forma di precariato e di disagio professionale che si subisce, spesso inascoltati, in Italia.
Mancanza di certezze, nessuna assistenza, sfruttamento selvaggio e tutto ciò che spesso rende difficoltosa la costruzione del proprio futuro e, molte volte, uccide i sogni e le ambizioni di una generazione che ha imparato a vivere alla giornata... Con tutte le conseguenze che ne derivano.
Allora che dire... Buona lettura!
Una rivista on-line nata con l'intento, finora pienamente rispettato, di dar voce libera e indipendente a chiunque volesse dire la sua.
Il mio primo articolo ha aperto la rubrica (Pre)cari amici, uno sguardo sulla triste situazione del lavoro precario nel nostro Paese, per dare la possibilità a tutti, giovani e meno giovani, di denunciare ogni forma di precariato e di disagio professionale che si subisce, spesso inascoltati, in Italia.
Mancanza di certezze, nessuna assistenza, sfruttamento selvaggio e tutto ciò che spesso rende difficoltosa la costruzione del proprio futuro e, molte volte, uccide i sogni e le ambizioni di una generazione che ha imparato a vivere alla giornata... Con tutte le conseguenze che ne derivano.
Allora che dire... Buona lettura!
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5 febbraio 2011
Allattamento naturale: suggerimento n°5
Molto spesso viene consigliato alle giovani mamme che allattano di gestire e alternare i seni ad ogni poppata per svuotarli entrambi ed evitare ingorghi mammari e problemi di vario genere.
In realtà questa pratica non è la soluzione ottimale, anzi ha una serie di controindicazioni più o meno gravi, che sarebbe meglio evitare.
Innanzitutto il latte prodotto dai seni non è uguale durante tutta la poppata ma diventa man mano più denso e nutriente: deve essere il neonato a decidere quanta fame ha e quanto latte vuole. Se avrà solo sete succhierà per pochi minuti prendendosi il latte più fresco e leggero, se affamato arriverà fino all'ultimo latte, svuotando completamente il seno. Alternare volutamente questo meccanismo può creare problemi di crescita nei piccoli bebè che, a metà poppata, si trovano di nuovo a ricominciare d capo dal primo latte, perdendosi la fine del seno precedente, il latte più grasso e nutriente.
Dunque non cambiate seno durante una poppata, lasciate che il vostro bimbo ne svuoti completamente uno e, solo in questo caso, se dovesse staccarsi e piangere perché ha ancora fame, offritegli l'altro seno.
Alternate invece i seni ad ogni poppata successiva, e se nella poppata precedente il bimbo ha succhiato da tutte i due seni per una fame insaziabile, ricordatevi di cominciare dall'ultimo che gli è stato offerto.
In realtà questa pratica non è la soluzione ottimale, anzi ha una serie di controindicazioni più o meno gravi, che sarebbe meglio evitare.
Innanzitutto il latte prodotto dai seni non è uguale durante tutta la poppata ma diventa man mano più denso e nutriente: deve essere il neonato a decidere quanta fame ha e quanto latte vuole. Se avrà solo sete succhierà per pochi minuti prendendosi il latte più fresco e leggero, se affamato arriverà fino all'ultimo latte, svuotando completamente il seno. Alternare volutamente questo meccanismo può creare problemi di crescita nei piccoli bebè che, a metà poppata, si trovano di nuovo a ricominciare d capo dal primo latte, perdendosi la fine del seno precedente, il latte più grasso e nutriente.
Dunque non cambiate seno durante una poppata, lasciate che il vostro bimbo ne svuoti completamente uno e, solo in questo caso, se dovesse staccarsi e piangere perché ha ancora fame, offritegli l'altro seno.
Alternate invece i seni ad ogni poppata successiva, e se nella poppata precedente il bimbo ha succhiato da tutte i due seni per una fame insaziabile, ricordatevi di cominciare dall'ultimo che gli è stato offerto.
Se nei primi mesi di vita dei vostri cuccioli, quando le poppate sono molto frequenti, avete qualche problema a ricordarvi quale seno offrire alla loro richiesta successiva, potete usare un anello o una spilla che vi servirà a "segnare" il lato di turno.
3 febbraio 2011
Evviva gli sposi: l'epilogo...
Per chiudere definitivamente questa avventura, voglio condividere con voi alcune considerazioni maturate in quei momenti così intensi di preparazione al grande giorno. Organizzare un matrimonio è di per sé impegnativo, farlo in un mese lo è ancor di più, soprattutto quando lo si fa in prima persona cercando di occuparsi della maggior parte delle cose e di assicurarsi che tutto vada per il meglio, secondo le proprie idee...
Chi lavora nel mio campo di certo capirà quando dico che organizzare una festa è un po' come seguire un cantiere... Bisogna star dietro a tutto e a tutti, altrimenti la situazione può sfuggire di mano e ci si ritrova in una festa che non è quella che si era sognata!
Più passavano i giorni e più mi rendevo conto che lavorare ad un evento, di qualunque tipo si tratti, studiarne i dettagli, curarne la grafica, scegliere un logo, personalizzare inviti, locandine e quant'altro, era un'attività che mi piaceva e che, per certi versi, ben si sposava con le mie competenze se non di architetto, almeno di grafico e persona abituata a curare i dettagli e a realizzare ciò che si ha nella propria testa in modo facile ed economico.
Per chi non lo sapesse gli architetti sono capaci di fare molte cose oltre alla solita piantina di un appartamento, e sono predisposti per forma mentis a curare la resa artistica di ogni cosa, dalla più banale alla più complessa.
Fatte queste premesse utilizzo il mio blog per farmi un po' di pubblicità... Se qualcuno tra di voi o i vostri amici o gli amici degli amici, avesse voglia di organizzare un bell'evento e avesse bisogno di idee originali e di qualcuno che potesse realizzarle, eccomi.... Io ci sono!
Soprattutto per quanto riguarda la parte grafica, la creazione e la stampa di locandine, inviti, gadget. Di certo non costo come le società del settore e il risultato sarà più semplice e personale!
Per approfondimenti consulta Il blog dei matrimoni alternativi.
Per approfondimenti consulta Il blog dei matrimoni alternativi.
2 febbraio 2011
Evviva gli sposi: e vissero tutti felici e contenti...
Con mio grande rammarico giungo all'ultimo post relativo al mio matrimonio... Doveva pur accadere prima o poi, anche se si tratta di un matrimonio alternativo!
Voglio dedicare queste ultime parole a qualche riflessione del dopo-matrimonio.
Pare che tutti gli invitati siano stati contenti della giornata trascorsa insieme a noi; anche quelli più tradizionali, abituati ai soliti interminabili ricevimenti nei ristoranti, si sono a sorpresa divertiti, apprezzando soprattutto la possibilità di muoversi e passare del tempo con tutti gli altri invitati, non essendo vincolati a stare seduti ad un tavolo.
Gli assaggi preparati dal nostro chef, che avevano come tema la tradizione culinaria campana, non solo sono piaciuti, ma hanno accontentato anche i palati più esigenti e le pance più capienti!
Il vino è volato via a fiumi ed anche lo spumante finale... L'insolita scelta del babà come dolce nuziale è stata la degna chiusura di un buffet molto gradito perché originale pur rimanendo semplice e casareccio!
Il libretto, o manuale di sopravvivenza, come lo abbiamo ironicamente intitolato, è stato un successo, ha fatto sorridere tutti facendo trascorrere qualche momento divertente.
Gli scatolini dei confetti sono stati accolti come una vera e propria bomboniera, per la presentazione curata e personalizzata...
I genitori degli sposi, che io simpaticamente chiamo i finanziatori, sono stati felici del fatto che tutti i loro parenti hanno trascorso una piacevole giornata, e si sono finalmente lasciati alle spalle la paura di fare una figuraccia, non trattandosi di un matrimonio tradizionale e, considerando l'irrisoria spesa affrontata...
E gli sposi sono assolutamente soddisfatti di aver organizzato un evento secondo i propri gusti, le proprie idee, i propri principi etici e morali. Sono soddisfatti di aver rispettato il budget previsto (che non vi rivelerò neanche sotto tortura...), di aver lasciato lavorare dei giovani volenterosi e pieni di risorse, di non aver alimentato l'affare matrimoni in nessun modo e di aver dimostrato che è possibile organizzare qualcosa di diverso che risulti ugualmente bello e piacevole, forse anche meglio riuscito di tanti matrimoni tradizionali.
Gli sposi sono soprattutto felici di aver fatto passare il messaggio (sperando di esserci almeno minimamente riusciti..) che non c'è bisogno di spendere tanti soldi per ricordare un giorno importante della propria vita... Che basta pensare con la propria testa e impegnarsi in prima persona perché un evento diventi un'opportunità per esprimersi, ognuno a modo proprio e con le proprie idee, lasciando da parte standard imposti e scelte fatte perché si dovevano fare...
Insomma... E vissero tutti felici e contenti...
Voglio dedicare queste ultime parole a qualche riflessione del dopo-matrimonio.
Pare che tutti gli invitati siano stati contenti della giornata trascorsa insieme a noi; anche quelli più tradizionali, abituati ai soliti interminabili ricevimenti nei ristoranti, si sono a sorpresa divertiti, apprezzando soprattutto la possibilità di muoversi e passare del tempo con tutti gli altri invitati, non essendo vincolati a stare seduti ad un tavolo.
Gli assaggi preparati dal nostro chef, che avevano come tema la tradizione culinaria campana, non solo sono piaciuti, ma hanno accontentato anche i palati più esigenti e le pance più capienti!
Il vino è volato via a fiumi ed anche lo spumante finale... L'insolita scelta del babà come dolce nuziale è stata la degna chiusura di un buffet molto gradito perché originale pur rimanendo semplice e casareccio!
Il libretto, o manuale di sopravvivenza, come lo abbiamo ironicamente intitolato, è stato un successo, ha fatto sorridere tutti facendo trascorrere qualche momento divertente.
Gli scatolini dei confetti sono stati accolti come una vera e propria bomboniera, per la presentazione curata e personalizzata...
I genitori degli sposi, che io simpaticamente chiamo i finanziatori, sono stati felici del fatto che tutti i loro parenti hanno trascorso una piacevole giornata, e si sono finalmente lasciati alle spalle la paura di fare una figuraccia, non trattandosi di un matrimonio tradizionale e, considerando l'irrisoria spesa affrontata...
E gli sposi sono assolutamente soddisfatti di aver organizzato un evento secondo i propri gusti, le proprie idee, i propri principi etici e morali. Sono soddisfatti di aver rispettato il budget previsto (che non vi rivelerò neanche sotto tortura...), di aver lasciato lavorare dei giovani volenterosi e pieni di risorse, di non aver alimentato l'affare matrimoni in nessun modo e di aver dimostrato che è possibile organizzare qualcosa di diverso che risulti ugualmente bello e piacevole, forse anche meglio riuscito di tanti matrimoni tradizionali.
Gli sposi sono soprattutto felici di aver fatto passare il messaggio (sperando di esserci almeno minimamente riusciti..) che non c'è bisogno di spendere tanti soldi per ricordare un giorno importante della propria vita... Che basta pensare con la propria testa e impegnarsi in prima persona perché un evento diventi un'opportunità per esprimersi, ognuno a modo proprio e con le proprie idee, lasciando da parte standard imposti e scelte fatte perché si dovevano fare...
Insomma... E vissero tutti felici e contenti...
1 febbraio 2011
Evviva gli sposi: nessuna festa è perfetta...
Mi sembra doveroso, per darvi un quadro completo della giornata delle nostre nozze, raccontarvi per onestà anche che cosa poteva andare meglio!
Come tutte le feste, anche la nostra ha presentato qualche inconveniente, più o meno prevedibile, che avremmo voluto con piacere evitare, ma che, per fortuna non ha pregiudicato la riuscita della giornata nel suo insieme.
Primo neo la famosa navetta che ha trasportato gli invitati dal parcheggio alla location, per un tragitto di soli 5 minuti, 10 totali tra carico e scarico passeggeri. Sulla carta niente di complicato ma...
Ma purtroppo diluviava e avevamo dimenticato di trovarci a Napoli all'ora di punta. La strada che conduceva alla villa era un doppio senso tutto curve e tornanti in salita con auto parcheggiate in modo improbabile un po' ovunque. Nonostante l'impegno e il self control dell'autista della navetta, non gli è stato possibile rispettare i tempi previsti, a causa di numerose manovre impreviste che ha dovuto svolgere quasi ad ogni viaggio. Morale della favola, i poveri invitati che hanno preso l'ultima navetta, un po' per galanteria un po' per rispettare l'ordine di arrivo al parcheggio, si sono ritrovati in sala praticamente a festa semi iniziata. Il nostro chef, infatti, si è trovato obbligato a dare il via alle danze quando qualcuno ancora mancava all'appello. Sia per intrattenere chi era già arrivato da quasi un'ora, sia per non accumulare troppo ritardo sulla tabella di marcia che prevedeva il taglio della torta intorno alle 16:30!
Altro momento di caos generale è stata la parte finale del ricevimento, dai dolci ai confetti, passando per il taglio della torta. Arrivati un po' in ritardo all'epilogo della festa, non appena sono stati serviti i vassoi con la pasticceria mignon, è iniziata una vera e propria corsa contro il tempo che ha visto in rapida sequenza: dolci, torta nuziale, taglio della torta e qualche foto, brindisi e spumante, confettata finale con distribuzione scatolini (tavolo allestito infelicemente accanto al guardaroba con l'immaginabile delirio che si è generato...), saluti, baci, ringraziamenti, attesa navetta, partenza... Nella baraonda appena descritta ci siamo completamente dimenticati di offrire ai nostri poveri invitati un caffè e un ammazza caffè...
E come ciliegina sulla torta, il nostro piccolo ometto da metà ricevimento in poi, è stato colto da mammite acuta e ha praticamente preteso di stare costantemente in braccio a me piangendo ininterrottamente per quasi due ore. Quindi ultima nota negativa (soprattutto per me) della giornata, è stata il fatto che la sposa si è dedicata poco ai suoi invitati e al buon cibo, completamente assorbita da un bimbo di 10 mesi stravolto e stanco, che di dormire non aveva proprio nessuna voglia! E' vero che i festeggiati non riescono mai a godersi fino in fondo la propria festa, ma quando di mezzo c'è un figlio piccolo la situazione peggiora drasticamente...
Come tutte le feste, anche la nostra ha presentato qualche inconveniente, più o meno prevedibile, che avremmo voluto con piacere evitare, ma che, per fortuna non ha pregiudicato la riuscita della giornata nel suo insieme.
Primo neo la famosa navetta che ha trasportato gli invitati dal parcheggio alla location, per un tragitto di soli 5 minuti, 10 totali tra carico e scarico passeggeri. Sulla carta niente di complicato ma...
Ma purtroppo diluviava e avevamo dimenticato di trovarci a Napoli all'ora di punta. La strada che conduceva alla villa era un doppio senso tutto curve e tornanti in salita con auto parcheggiate in modo improbabile un po' ovunque. Nonostante l'impegno e il self control dell'autista della navetta, non gli è stato possibile rispettare i tempi previsti, a causa di numerose manovre impreviste che ha dovuto svolgere quasi ad ogni viaggio. Morale della favola, i poveri invitati che hanno preso l'ultima navetta, un po' per galanteria un po' per rispettare l'ordine di arrivo al parcheggio, si sono ritrovati in sala praticamente a festa semi iniziata. Il nostro chef, infatti, si è trovato obbligato a dare il via alle danze quando qualcuno ancora mancava all'appello. Sia per intrattenere chi era già arrivato da quasi un'ora, sia per non accumulare troppo ritardo sulla tabella di marcia che prevedeva il taglio della torta intorno alle 16:30!
Altro momento di caos generale è stata la parte finale del ricevimento, dai dolci ai confetti, passando per il taglio della torta. Arrivati un po' in ritardo all'epilogo della festa, non appena sono stati serviti i vassoi con la pasticceria mignon, è iniziata una vera e propria corsa contro il tempo che ha visto in rapida sequenza: dolci, torta nuziale, taglio della torta e qualche foto, brindisi e spumante, confettata finale con distribuzione scatolini (tavolo allestito infelicemente accanto al guardaroba con l'immaginabile delirio che si è generato...), saluti, baci, ringraziamenti, attesa navetta, partenza... Nella baraonda appena descritta ci siamo completamente dimenticati di offrire ai nostri poveri invitati un caffè e un ammazza caffè...
E come ciliegina sulla torta, il nostro piccolo ometto da metà ricevimento in poi, è stato colto da mammite acuta e ha praticamente preteso di stare costantemente in braccio a me piangendo ininterrottamente per quasi due ore. Quindi ultima nota negativa (soprattutto per me) della giornata, è stata il fatto che la sposa si è dedicata poco ai suoi invitati e al buon cibo, completamente assorbita da un bimbo di 10 mesi stravolto e stanco, che di dormire non aveva proprio nessuna voglia! E' vero che i festeggiati non riescono mai a godersi fino in fondo la propria festa, ma quando di mezzo c'è un figlio piccolo la situazione peggiora drasticamente...
30 gennaio 2011
Evviva gli sposi: piccoli dettagli...
Chi ha letto i miei post relativi all'organizzazione del matrimonio sa che abbiamo deciso di organizzare una "semplice" festa per ricordare le nostre nozze, senza ricadere negli eccessi tipici dei matrimoni che vengono organizzati soprattutto nel sud d'Italia. Dunque niente super pranzo infinito, ma un ricevimento all'impiedi, con tavolini da appoggio, senza posti assegnati, per lasciare agli invitati la libertà di muoversi, chiacchierare, salutare tutti, e, nello stesso tempo, mangiare qualcosina. Una giornata tipo "happy hour" alla milanese, creando un'atmosfera soft e rilassante... Musica di sottofondo (quasi subito coperta dalle chiacchiere rumorose degli invitati...), camerieri con vassoio che giravano ad offrire piccoli assaggi di buon cibo campano, vino a volontà self service, divani e poltrone in stile che creavano quell'atmosfera casalinga che tanto ci piaceva perché così intima e raffinata, e così diversa dai quei tipici ristoranti da ricevimenti, ai nostri occhi freddi e impersonali!
Una giornata diversa dal solito ma curata nei dettagli. Piccoli dettagli che fanno la differenza...
Ad accogliere gli invitati, oltre a cordiali ragazze, anche un divertente libretto fai-da-te stampato da noi su carta avorio e rilegato con raffia marrone (in tinta con la sposa) che aveva l'obiettivo di preparare parenti e amici a ciò che li aspettava, e, nello stesso tempo, di intrattenerli ironicamente nell'attesa dell'inizio della festa. Sì perchè, arroccata sulla collina del Vomero, la villa scelta come location, poteva essere raggiunta solo da poche auto. Tutti gli invitati sono stati "traghettati" (data la pioggia nesun'altra parola rende meglio l'idea...) da un servizio navetta che ha distribuito nell'arco di un'oretta l'arrivo di tutti!
Dunque in quel lasso di tempodi tempo, la simpatica lettura ha allietato, insieme ad un aperitivo e a qualche stuzzichino, l'attesa del via al buffet... Non avendo fatto bomboniere, l''oggetto, che tutti hanno portato via, è diventato un simpatico gadget da conservare come ricordo del nostro matrimonio!
Un abbondante menù campano ha allietato gli ospiti con babà finale... Una torta nuziale senza piani (un solo piano terra)... Assolutamente in tinta con la sposa, il babà è stato la degna conclusione di un ottimo pranzo, con servizio originale e ricercato, pur rimanendo all'interno dei nostri sapori più tradizionali.
Simbolici ricordi sono stati regalati ai testimoni e a chi, come l'officiante, ha attivamente partecipato alla giornata. Oggetti della tradizione marinara, che simbolicamente, con l'aiuto di un bigliettino, si sono trasformati in una bella dichiarazione di amicizia. Sì perché, per scelta consapevole degli sposi, testimoni e officiante erano amici, selezionati volutamente al di fuori della cerchia dei parenti.
Una scatoletta trasparente con confetti multigusto bianchi e smarties colorati, su cui è stato applicato un adesivo (sempre di nostra creazione) è stata donata a tutti gli altri invitati prima dei saluti finali. Su tutto compariva il nostro logo, un particolare di un quadro che noi amiamo molto che raffigura un uomo e una donna di spalle che si tengono per mano. Immagine comparsa per la prima volta sulle partecipazioni e che ha accompagnato gli invitati fino all'arrivederci agli sposi alla fine della festa.
Insomma, per quanto possibile, nulla è stato lasciato al caso...
Una giornata diversa dal solito ma curata nei dettagli. Piccoli dettagli che fanno la differenza...
Ad accogliere gli invitati, oltre a cordiali ragazze, anche un divertente libretto fai-da-te stampato da noi su carta avorio e rilegato con raffia marrone (in tinta con la sposa) che aveva l'obiettivo di preparare parenti e amici a ciò che li aspettava, e, nello stesso tempo, di intrattenerli ironicamente nell'attesa dell'inizio della festa. Sì perchè, arroccata sulla collina del Vomero, la villa scelta come location, poteva essere raggiunta solo da poche auto. Tutti gli invitati sono stati "traghettati" (data la pioggia nesun'altra parola rende meglio l'idea...) da un servizio navetta che ha distribuito nell'arco di un'oretta l'arrivo di tutti!
Dunque in quel lasso di tempodi tempo, la simpatica lettura ha allietato, insieme ad un aperitivo e a qualche stuzzichino, l'attesa del via al buffet... Non avendo fatto bomboniere, l''oggetto, che tutti hanno portato via, è diventato un simpatico gadget da conservare come ricordo del nostro matrimonio!
Un abbondante menù campano ha allietato gli ospiti con babà finale... Una torta nuziale senza piani (un solo piano terra)... Assolutamente in tinta con la sposa, il babà è stato la degna conclusione di un ottimo pranzo, con servizio originale e ricercato, pur rimanendo all'interno dei nostri sapori più tradizionali.
Simbolici ricordi sono stati regalati ai testimoni e a chi, come l'officiante, ha attivamente partecipato alla giornata. Oggetti della tradizione marinara, che simbolicamente, con l'aiuto di un bigliettino, si sono trasformati in una bella dichiarazione di amicizia. Sì perché, per scelta consapevole degli sposi, testimoni e officiante erano amici, selezionati volutamente al di fuori della cerchia dei parenti.
Una scatoletta trasparente con confetti multigusto bianchi e smarties colorati, su cui è stato applicato un adesivo (sempre di nostra creazione) è stata donata a tutti gli altri invitati prima dei saluti finali. Su tutto compariva il nostro logo, un particolare di un quadro che noi amiamo molto che raffigura un uomo e una donna di spalle che si tengono per mano. Immagine comparsa per la prima volta sulle partecipazioni e che ha accompagnato gli invitati fino all'arrivederci agli sposi alla fine della festa.
Insomma, per quanto possibile, nulla è stato lasciato al caso...
29 gennaio 2011
Evviva gli sposi: sposa bagnata sposa sfigata...
Come sapete ci siamo sposati in Municipio con rito civile.
Raggiungere il Municipio di Napoli è stata un'impresa. Dopo circa due settimane di clima primaverile, sole e tanto caldo, il 22 gennaio ci ha ricordato che eravamo pur sempre in inverno: temperatura precipitata e diluvio universale... Una pioggia fitta e costante che è andata avanti ininterrottamente per tutto il giorno.
Credo che sposa bagnata sposa fortunata sia un detto inventato per consolare le povere spose sfigate, che, come me, hanno dovuto sopportare, oltre alla stanchezza presente indipendentemente dal tempo, anche il fastidio della pioggia, lo stress di mantenere un ombrello (bianco e carino ma così piccolo da risultare quasi inutile), e la concentrazione necessaria per non inciampare tra tacchi ottanta e pozzanghere...
Per non parlare del freddo preso causa scollatura profonda davanti e dietro, e impossibilità di indossare un soprabito degno di questo nome, perché pare che una sposa coperta sia qualcosa di inguardabile!
Comunque giunti davanti al tavolo dell'officiante tutto è stato dimenticato in un istante perché l'emozione ha preso il sopravvento!
A sposarci è stato un nostro caro amico... Avremmo voluto mettere delle musiche per accompagnare i momenti salienti della cerimonia ma purtroppo, non per colpa nostra, non ci è stato possibile.
Il divieto di utilizzare impianti con casse adeguate per non disturbare i visitatori del museo che si trova proprio accanto alla sala dove si officiano i matrimoni, ci ha impedito di utilizzare un impianto capace di produrre un suono che potesse sentirsi nonostante il vociare di più di 50 persone.
In compenso ricordo di essere stata accolta da tanti applausi come degni sostituti della "sognata" marcia nuziale!
La scelta dell'officiante è stata una fantastica scoperta. Il nostro amico ha un futuro assicurato come officiante di matrimoni se dovesse andare male la sua attività... Noi invece come sposi siamo stati un disastro, abbiamo praticamente improvvisato tutto presi dall'emozione. Allo scambio degli anelli, che abbiamo voluto inserire nonostante non fosse obbligatorio, le parole che avevo scelto accuratamente nei giorni precedenti, da dire come promessa di un amore eterno, sono rimaste soltanto dell'inchiostro su un bigliettino... Ma mi hanno assicurato che ciò che ho detto senza pensarci era quantomeno di senso compiuto e si è capito benissimo... Che sollievo, mi era sembrato di farfugliare parole a caso!
E nonostante il diluvio e la temperatura vicino agli zero gradi, prima di fuggire verso la villa ci siamo sottoposti anche al tradizionale lancio del riso (con bimbo in braccio)... Ma per fortuna (bisogna essere ottimisti) avevamo l'ombrello per ripararci!!!! A qualcosa l'ombrellino è servito...
Raggiungere il Municipio di Napoli è stata un'impresa. Dopo circa due settimane di clima primaverile, sole e tanto caldo, il 22 gennaio ci ha ricordato che eravamo pur sempre in inverno: temperatura precipitata e diluvio universale... Una pioggia fitta e costante che è andata avanti ininterrottamente per tutto il giorno.
Credo che sposa bagnata sposa fortunata sia un detto inventato per consolare le povere spose sfigate, che, come me, hanno dovuto sopportare, oltre alla stanchezza presente indipendentemente dal tempo, anche il fastidio della pioggia, lo stress di mantenere un ombrello (bianco e carino ma così piccolo da risultare quasi inutile), e la concentrazione necessaria per non inciampare tra tacchi ottanta e pozzanghere...
Per non parlare del freddo preso causa scollatura profonda davanti e dietro, e impossibilità di indossare un soprabito degno di questo nome, perché pare che una sposa coperta sia qualcosa di inguardabile!
Comunque giunti davanti al tavolo dell'officiante tutto è stato dimenticato in un istante perché l'emozione ha preso il sopravvento!
A sposarci è stato un nostro caro amico... Avremmo voluto mettere delle musiche per accompagnare i momenti salienti della cerimonia ma purtroppo, non per colpa nostra, non ci è stato possibile.
Il divieto di utilizzare impianti con casse adeguate per non disturbare i visitatori del museo che si trova proprio accanto alla sala dove si officiano i matrimoni, ci ha impedito di utilizzare un impianto capace di produrre un suono che potesse sentirsi nonostante il vociare di più di 50 persone.
In compenso ricordo di essere stata accolta da tanti applausi come degni sostituti della "sognata" marcia nuziale!
La scelta dell'officiante è stata una fantastica scoperta. Il nostro amico ha un futuro assicurato come officiante di matrimoni se dovesse andare male la sua attività... Noi invece come sposi siamo stati un disastro, abbiamo praticamente improvvisato tutto presi dall'emozione. Allo scambio degli anelli, che abbiamo voluto inserire nonostante non fosse obbligatorio, le parole che avevo scelto accuratamente nei giorni precedenti, da dire come promessa di un amore eterno, sono rimaste soltanto dell'inchiostro su un bigliettino... Ma mi hanno assicurato che ciò che ho detto senza pensarci era quantomeno di senso compiuto e si è capito benissimo... Che sollievo, mi era sembrato di farfugliare parole a caso!
E nonostante il diluvio e la temperatura vicino agli zero gradi, prima di fuggire verso la villa ci siamo sottoposti anche al tradizionale lancio del riso (con bimbo in braccio)... Ma per fortuna (bisogna essere ottimisti) avevamo l'ombrello per ripararci!!!! A qualcosa l'ombrellino è servito...
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